giovedì 23 maggio 2013

Il peccato originale


Cosa rappresenta il peccato originale?
Non so in quanti abbiano riflettuto su questo, non importa. Ecco la mia opinione.

TUTTO QUELLO CHE SEGUE  È OPINIONE PERSONALE.

Innanzitutto la Bibbia –come qualsiasi altro testo sacro- è una metafora, un’allegoria della vita. Sono molti i passaggi che possono essere applicati alla vita di tutti i giorni. Questi passaggi sono un po’ come la stella polare: una guida, un riferimento, un conforto.

Ora immagina un ragazzino, magari un preadolescente. Chiamiamolo Luca. Luca entra a far parte di un gruppo di coetanei ma, essendo l’ultimo arrivato, viene trattato peggio degli altri. Non dice nulla: è più facile essere il maschio omega piuttosto che rimanere senza un branco su cui contare. Perché viene trattato così? Probabilmente perché è visto come diverso, estraneo, qualcuno con un valore inferiore a quello dei membri del gruppo. Per dimostrare di essere affidabile, il nostro Luca dovrà far capire agli altri che non è una minaccia per loro, bensì un alleato. Dovrà dimostrare di essere come loro, di far parte del branco. E qui arriva l’iniziazione. Il branco deciderà coscientemente o incoscientemente una determinata prova, che Luca dovrà compiere e superare, affinché il nostro ragazzo entri de facto a far parte del gruppo.

La posizione iniziale di Luca, quella di maschio omega, è il peccato originale. Tutti, quando entrano a far parte di una comunità, sono sporcati dal peccato originale: la non appartenenza. Nel caso cristiano, la comunità è quella umana, nella quale si entra con la nascita. Per essere accettati dobbiamo compiere un rito, un’iniziazione. Ecco perché ho parlato di preadolescenti: in questi gruppi le forme iniziative sono più esplicite e più facili da immaginare. Nel caso di Luca potrebbe essere picchiare l’ultimo arrivato, rubare qualcosa, dare un passaggio agli amici, difenderli in caso di necessità, ecc. Nel caso cristiano, questo rito è il battesimo, che sarà poi seguito da comunione, cresima e matrimonio. Un po’ come per i controlli alla macchina: ogni tot anni bisogna dar prova che si fa ancora parte della comunità.

Un’ultima nota: non c’è assolutamente nessun giudizio morale in queste idee. Non sto dicendo che sia giusto o sbagliato, né sto attaccando nessuno. È una semplice riflessione, spero venga condivisa.

venerdì 26 aprile 2013

Tempo


Voglio parlare del tempo. Molti filosofi e scrittori si sono affannati su questo argomento, arrivando a interpretazioni e significati diversi.

Mi sono chiesto: “Cos’è il tempo?”. E ho trovato la mia risposta. Quella che vale per me, voi fate come vi pare.

Risposta:

Credo che il tempo, così come lo intendiamo noi, non esista. La natura è così come la vediamo, e va avanti in questo modo. Concetti come il tempo, le leggi della fisica, la rotazione dei pianeti, non interessano alla Natura. Lei è così, punto. Hai presente gli assi cartesiani? Quando rappresenti una figura negli assi cartesiani, le attribuisci altezza e larghezza (ordinate e ascisse). E se dovessi rappresentare un oggetto reale? Che ne so, un tavolo per esempio. Beh, allora aggiungi un terzo asse che rappresenti la profondità.

Fermo. Rifletti. Gli assi sono reali? Il concetto di “centimetro” è reale? Certo che no. Sono dei costrutti della mente. Dei modelli. Da bravo studente di economia, so che un modello non è la realtà. È una rappresentazione della realtà. Molto diverso.

Se volessi rappresentare un tavolo, non userei tre assi. Ne userei quattro. Il quarto è il tempo. So che è difficile immaginarlo. Prova a pensare ad un sistema con tre assi, con un altro asse a parte. Nel primo hai il tuo bel tavolo nuovo di zecca. Nel secondo hai una levetta. Se la sposti lungo l’asse, ti sposti nel tempo. La mandi indietro, e il tavolo diventa un insieme non assemblato di materie prime. La mandi avanti e il tavolo è usurato, quasi da buttare. Non posso spiegarmi meglio di così.

Il tempo è un costrutto, una rappresentazione. Gli assi cartesiani non sono reali, il concetto di lunghezza è una nostra invenzione. Lo stesso vale per il tempo e per il suo concetto. Il tempo è uno strumento della nostra mente, ci permette di sopravvivere. La percezione del tempo deriva da aree del cervello presenti solo nelle forme di vita più evolute. La selezione naturale ci ha donato questo strumento (sì, come se fosse un coltellino svizzero) per sopravvivere. Nulla di più.

Per la Natura il tempo non esiste. È solo nella nostra testa. Può sembrare una sottigliezza, ma significa che può essere usato a nostro vantaggio. Significa che non siamo schiavi del tempo, ma possiamo dominarlo. Certo, tutti invecchiano. In compenso puoi cambiare la tua percezione del tempo. E cambiare la tua percezione del tempo cambia la realtà in cui vivi. Non posso dimostrartelo a parole, quindi ti consiglio la pomodorotechnique, che si basa proprio su questi concetti.

giovedì 11 aprile 2013

Massa


L’uomo che si uniforma alla massa è spesso oggetto di critica. Molti gridano all’indipendenza, all’essere diversi. Altri accusano la gente di essere tutta uguale. Dopotutto, come dargli torto? Nasci, cresci, studi, lavori, ti sposi, fai figli, muori. Sotto questo punto di vista abbiamo delle vite molto simili.

Ma perché è così? Perché tutti vogliono l’iPhone come gli amici (o il recente Galaxy S4)? Perché gli adolescenti si vestono tutti uguali? Perché ci si comporta tutti allo stesso modo?

Perché l’uomo è un animale da branco. L’uomo non può vivere da solo, perché in natura l’uomo da solo era spacciato. Per garantirsi la sopravvivenza, questo mammifero straordinario ha iniziato a formare dei gruppi. La conformazione, tanto spesso criticata, è essenziale. Essere come gli altri ti identifica come membro del gruppo. Il che garantisce protezione, accesso alle risorse economiche e alle femmine del gruppo. Questo spiega anche l’odio innato per il diverso. Una persona diversa fa parte di un altro gruppo, potenzialmente pericoloso.

sabato 30 marzo 2013

Felicità


Il mio argomento preferito. Sarò sintetico.

Prima regola: la felicità dipende da noi, dall’interno. Se cose al di fuori del tuo controllo ti rendono infelice stai sbagliando qualcosa. Puoi essere triste, che è una cosa diversa. La felicità non dipende dai tuoi soldi, dal tuo stato di salute, da chi ti circonda. Sono cose che influenzano il tuo stato d’animo, ma la felicità dipende da te. Infatti…

Seconda regola: la felicità è uno stato mentale! Non è qualcosa che si raggiunge, è un modo di essere, di vivere la vita. Proprio come l’amore, ma ne parlerò più in là.

Quanta gente ripete ogni giorno “sarò felice quando…”

Questa gente è condannata! Puoi anche raggiungere il tuo obiettivo, ma poi ce ne sarà un altro. Poi un altro. E un altro ancora! E nel raro caso in cui si accontentasse…la felicità dipenderebbe da qualcosa di esterno, quindi precario, destinato a durare poco.

C’è chi raggiunge obiettivi per essere felice. Io ho scelto di raggiungere obiettivi felicemente. E ogni giorno sono grato per questa scelta.

sabato 9 marzo 2013

Politica


Scrivo quest’articolo due giorni dopo le elezioni (sarà pubblicato in ritardo) e voglio parlare di politica. Sto scrivendo di getto, non so dove voglio andare a parare né tantomeno conosco l’ordine che seguirò. Ma ho delle cose da dire, e un urgente bisogno di dirle.

La politica. Che argomento pericoloso, un campo minato. Appena uno ne parla, per ogni frase che dice dieci persone gli saltano addosso. Questi giorni ho visto di tutto. In particolare gente stupita, perché “non mi aspettavo votassi per Tizio”. Gente che ti dice: “Guarda che io non voglio convincerti di quello che penso eh. Però il tipo che voti tu ha fatto questo e questo, mentre il mio quest’altra cosa”.

C’è questo esagerato bisogno di aver ragione, di stare nella squadra vincente. C’è quest’aspettativa che i tuoi cari condividano i tuoi ideali politici. Chi vota diverso da te è stupido. E se le cose vanno male è perché l’Italia è un popolo di pecoroni. Non sono d’accordo. Si parla tanto di libertà, si sbandierano ideali, ma poi siamo gli uni contro gli altri. Sembra che si faccia il tifo per delle squadre di calcio.

Molti provano disillusione nei confronti della politica. Ma guardate che il sistema politico italiano non è sbagliato. Non è il migliore, certo. Ma è un buon sistema politico. Siamo noi che sbagliamo atteggiamento!

La politica deve unire. Finché ci daremo addosso l’un l’altro non combineremo mai niente. Se gli altri votano un partito diverso dal tuo, ci sarà un cazzo di motivo o no? Credo sia troppo facile spiegare la cosa con frasi quali “la gente è stupida”. La gente non è stupida. Segue i suoi interessi. Non condividerli è un conto, non capirli…beh, è tutto un altro paio di maniche. È ignoranza! Queste elezioni sono state importanti, perché ne dipendeva l’unità dell’Italia. E cosa abbiamo fatto? Ci siamo dati contro! Smettetela di accusare i politici, il sistema corrotto. Sono cose importanti, sì. Ma prima pensate a voi stessi! Poi agli altri. E non sto dicendo di fare come le tre scimmiette. Corruzione, tangenti, ecc. sono tutte cose da debellare. Senza pietà! Ma solo dopo aver fatto la nostra parte. Troppo facile tirare giù gli altri dal piedistallo, per farli scendere al nostro livello. Ci hai mai provato, tu, a salirci su quel piedistallo? Sai quanto è difficile? Eppure è questo che ci serve adesso.

E questo mi porta al secondo punto. I politici.
Perché diavolo non la smettono di tirare merda sui concorrenti? Non siamo più all’asilo! Con questo sistema si concentrano sull’essere meno peggio degli altri. È questo il problema.
Gli atleti professionisti sanno che, per vincere, gli avversari devono essere invisibili. Un corridore sa che non basta andare più veloce degli altri. Sa che deve andare più veloce possibile. Se gli altri poi lo superano è un altro problema, a cui si pensa dopo. Ma, anche se perde, saprà di aver dato il massimo. Qui sta il nocciolo della questione. Concentrandosi sul superare la concorrenza, i politici italiani si concentrano sulla mediocrità. Fanno il minimo indispensabile, niente di più. Se invece si concentrassero solo su sé stessi, se dessero il massimo, allora sì che avremmo dei partiti di qualità. Se i tuoi avversari danno il 100%, a te non basta più essere un po’ meglio di loro. Se vuoi vincere in un contesto simile devi dare anche tu il tuo 100%, se non di più. Ne basterebbe uno solo, per dare il via al circolo virtuoso.

Uno solo, per fare la differenza.

sabato 2 marzo 2013